Laurana

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martedì 9 ottobre 2012

9 ottobre : buon compleanno...

Cara nonna oggi avresti compiuto 78 anni. Purtroppo te ne sei andata troppo presto ma noi ti vogliamo ancora tanto bene e ti ricorderemo sempre con tantissimo amore!
Andrea e Nicolò.
(molo di Ica, 14 agosto 2009)

venerdì 23 aprile 2010

A MIO PADRE

Adesso sono state ritrovate.
Ossa ormai sbriciolate dal tempo.
Tutti lo sapevano,
dove.
La paura ha cucito le bocche
per lustri,
non ha permesso ricordi,
commemorazioni.
Frantumi di ossa,
ferite che si riaprono.
Esperti di laboratorio
analizzano i frammenti
raccolti
in fondo alla voragine.
Tutti noi lo sapevamo.
Nessuno ha parlato.
Terrore.
Ignorare l'assassinio più abbietto.
Come i cristiani alle belve,
creature vive
fatte precipitare
nelle voragini delle foibe.
Agonie di settanta ore
che ci tromentano da sempre.
Ecco.
L'odio è dentro di noi.
Riaffiora violento.
Lacrime, paure, spettri di uomini armati,
passi nella notte, spari.
sentieri nei boschi per mete stabilite.
Basta.
Non chiedeteci l'esame del DNA.
I morti sono morti.
Noi con loro.

(Grazia Maria Giassi)

FAMIGLIA


Siete nel giardino,
vicino al muro di pietre
di Villa Grazia.
Dentro no.
Evitate lo studio del professionista.
All'aperto.
Come aperti erano i vostri cuori.
Vi osservo.
Vedo nei vostri occhi
fiumi di generosità
che avete dato a tutti.
Mi piace pensarvi insieme
anche se le vostre spoglie
sono sparse.
Cara famiglia,
famiglia vera.
Dolori per ogni stagione
ma un sorriso sempre
e la porta spalancata.
Buoni.
E' raro usare questo aggettivo.
Ma la vostra bontà
ci è rimasta dentro
e il fango della vita
non l'ha soffocata.

Tu sorridevi, nonna, tra le lacrime.
Per noi.
I Tre Moschettieri,
il padrone delle ferriere
il povero David Copperfield
attraverso i tuoi racconti
diventavano nostri amici.
E Mimì, Liù, Tosca
vivevano con noi
nelle sere di coprifuoco.
Riciclavi lana vecchia
e ricavavi capolavori.
E raccontavi
dei tuoi contrabbandi di sigarette
sotto le sottane troppo larghe
durante la grande guerra.
E sferruzzavi.
Calze grosse con il tallone doppio
anzi speciale
che non conosceva buchi.
Ci amavi.
Pregavi per noi
e chiedevi
un lembo di cielo.
Ci parlavi del nonno
che non avevamo conosciuto,
della sua guerra, delle malattie
"ricevute in omaggio" dalla prigionia.
Del suo amore per il mare,
per la pesca, per la sua barca
ancorata al molo di Ica.

Di te, zio Edi,
ricoderò sempre la filosofia brutale:
"Con il pannolone si nasce,
e si muore, anche".
Riassunto del percorso della vita.
Tornasti, a guerra finita,
dopo una lunga prigionia in India.
Il tuo mondo era distrutto
e avevi due famiglie sulle spalle.
Dicevi:
"Gradino per gradino -
si arriva in cima".
Per noi volevi
una cima d'oro.
Nel mio album di ricordi
c'era una tua grande vela
e i versi di D'Annunzio:
"Arma la prora
e salpa verso il mondo".
ma l'ancora è rimasta nella fonda.

Miia, avremmo dovuto
scrivere insieme le tue memorie,
e la prigionia,
in campo di concentramento,
il ritorno nel pianto
a casa,
l'esilio.
E dopo
le lotte per far quadrare i conti.
Ci hai lasciato in fretta.
Non volevi essere peso
per noi, per te.
Ma sei rimasta
con la tua saggezza
nel dolore nella gioia.
Ci hai dato tanto.
Non ci hai chiesto Nulla.

Padre,
di te ho scritto tutto.
Ma non ti ho mai pensato
figlio,
fratello.
Dovevi essere Meraviglioso.
Se un giorno ci incontreremo,
coste lontane e marosi
riaffioreranno nei ricordi.
Le cicatrici delle tue ferite
saranno segni lievi.
Io le bacerò piangendo.
Ricorderemo quanto
ci è stato tolto.

(Grazia Maria Giassi)

BON NADAL

Se disemo "bon Nadal"
e nei oci se zerchemo:
un brivido de mar
una ioza del ziel.
Una fregola de amor
che ne liga
da sempre

(Grazia MAria Giassi)

FOIBE NEL MAR

I comitati
adeso i vol
aprir le foibe.
Ancora.
E tra i grebani
e la tera
zercar i ossi
e darghe un nome.
Magari un monumento.
Noi, portemo con noi
quei nostri morti
e i xe legai a noi
col fil de fero.

Lasemo star le foibe.

Forsi le tante piove
de sti ani
le gà formà un fiume
per strasinar al mar
resti de omini
de rabie
de dolor.

(Grazia Maria Giassi)

sabato 3 aprile 2010

PREFAZIONE

Laurana di Fiume: una conca intima di ville asburgiche e di lauri intorno ad un mare azzurrissimo. Aveva quattromila abitanti: italiani, ungheresi, austriaci e qualche croato. Non conoscevano l'odio. Nel 1944 vi passò la rabbia tedesca deportando sessanta persone: "sei una spia titina". Poi passò la vendetta titina deportando trentacinque persone: "sei una spia tedesca". Nel maggio 1945 i giardini offrirono soltanto crisantemi. Il cielo era pieno di stelle, ma erano tutte lacrime.
Nico Giassi fu gettato in carcere dai titini soltanto perchè parlava cinque lingue. Per la stessa ragione i tedeschi avevano deportato sua sorella. Questa è la tragica ironia della guerra.
Grazia era una bambina che non conosceva la cattiveria dei grandi. Con i suoi occhioni fissava le sbarre alle quali vedeva aggrappate le mani nervose di suo padre. Un giorno vide cadere dalle sbarre, come un petalo, un biglietto: "Qualunque sarà la mia sorte, dentro di me c'è solo un amore grande, infinito per voi e per la mia terra".
Nico scomparve, sepolto nel nulla. Sua moglie prese per mano Grazia e la sorellina Adriana. Si rifugiarono, esuli, nella solitudine, tra le montagne di Forgaria. Le due ragazze diventarono professoresse, ma esse stringono ancora nelle mani quel foglietto come un dolcissimo, terribile testamento. Quel petalo, intriso di lacrime e di sangue, ispirò a Grazia queste poesie.

Sono "réfoli de bora": una preghiera senza speranza, il sorriso di un padre disperato che se ne va, una lacrima, un cielo di stelle spente, le campane della pace degli altri, gli occhi fissi sul posto a tavola sempre vuoto, un giardino nel quale le patate sostituiscono le rose inutili. La barchetta delle gite che dondola e piange, un cimitero aggredito da rovi e da stelle rosse, le voragini delle foibe piene di "resti de omini, de rabie, de dolor", il nero della morte.
Poesie brevi, dialettali che Grazia ha voluto deporre come un fiore di campo sulla tomba del padre e poi volare via, verso la speranza, come un gabbiano vola sul Quarnaro, come una rondine vola sui lauri della sua Laurana.

Padre Flaminio Rocchi

(dal libro "Réfoli de bora", di Grazia Maria Giassi)